Tecnica della direzione d’orchestra: analizziamo un passaggio “ostico”di J. Brahms

A volte gli allievi si trovano di fronte a dei passaggi che per loro rappresentano dei veri e propri rompicapi.

In realtà  la stragrande maggioranza di questi si risolve con molta semplicità, Ilya Musin sosteneva che qualsiasi problematica aveva sempre  la sua soluzione gestuale.

Ilya Alexandrovic  ci preparava alla situazione estrema di dover dirigere un concerto senza prove,

(evento difficile da immaginare ma che drammaticamente si può verificare e che a me ed a qualche altro è realmente capitato, ad un mio compagno di studi, addirittura, è successo di dover dirigere al teatro Kirov  -oggi Marijnsky-  il Faust di Gounod , che non conosceva,  senza prove e con un solo giorno di preavviso: da incubo)

 e quindi per questo motivo tutto doveva essere cristallino e non lasciare adito ad alcun dubbio o equivoco.

Uno di questi  momenti ostici si trova poco prima della fine del terzo movimento della seconda sinfonia di Brahms.

La difficoltà (se così la possiamo  chiamare) sta nel dover mostrare una corona che dal terzo movimento  si protrae  al primo della battuta  successiva,  a questa segue una pausa di biscroma e quindi la ripresa del discorso.

Nel video seguente potrete vedere l’impatto dell’allievo contro la difficoltà

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Però essa può essere risolta in vari modi, almeno 3, come potrete vedere nel video seguente. 

La prima è inequivocabile e semplice da realizzare ma ha la pecca che viene mostrato un movimento -il primo seguente la corona- come se fosse su una pausa mentre in realtà c’è ancora la legatura.

 La seconda indubbiamente fra le tre è quella più coerente al testo anche se forse la più delicata da realizzare.

La terza in fondo è simile alla prima ma realizzata con un braccio solo.

Se diamo per buono l’assunto di Musin che niente deve dare pretesto ad incomprensioni  la soluzione che  di solito si incontra nelle sale da concerto, e riportata nel video sottostante,  non è corretta, 

Qui infatti dal terzo movimento il direttore salta direttamente al secondo della battuta successiva, quindi viene a mancare un movimento. ( -ciò che poc’anzi la studentessa stava cercando di fare al secondo tentativo e che i pianisti, giustamente,  non hanno capito-).

Se  il direttore ha avuto la possibilità di provare il passaggio con l’orchestra, questo indubbiamente funziona, (vedi Kleiber e tanti altri) altrimenti c’è il rischio di generare incomprensione, infatti, se avrete la bontà di prestare attenzione , i pianisti non riescono a suonare perché per l’appunto viene loro a mancare il punto di riferimento dato dal primo movimento inoltre la lunghezza della pausa di biscroma non può essere indicata chiaramente,

– cosa invece possibile nella seconda soluzione dove il gesto di chiusura della corona fa intuire quando bisogna sollevare gli archetti-,  

e di fatto viene delegata alla bontà dei musicisti.

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