Conversazione con Paolo Tarsi sul libro/DVD del M° Ennio Nicotra

Introduzione alla tecnica della direzione d’orchestra

secondo il sistema di Ilya Musin

 

Da Arturo Toscanini a Daniel Harding, la figura del direttore d’orchestra è da sempre avvolta in un alone di fascino misterioso.

L’arte di impugnare la bacchetta è spesso un enigma incomprensibile per il semplice appassionato e rappresenta una sfida ardua e appassionante per il musicista che vi si cimenta.

Tutti i segreti del podio sono  svelati nel libro pubbicato dalle Edizioni Curci: Introduzione alla tecnica della direzione d’orchestra secondo il sistema di Ilya Musin.

L’autore è Ennio Nicotra: allievo e assistente di Musin, il leggendario musicista pietroburghese che ebbe tra i suoi allievi Yuri Temirkanov, Valery Gergiev, Rudolf Barhsai , Semyon Bychcov, Teodor Kurrentzis. Nicotra mette a frutto il suo magistero in un volume che si segnala per chiarezza e praticità d’uso. 

Queste pagine consentono di acquisire solide basi grazie a un percorso che comincia dai primi rudimenti: impostazione del braccio, preparazione dello “staccato” e del “legato”, attacchi, tempi lenti, figure ritmiche, corone, fraseggio, uso della mano sinistra e della bacchetta.

Fondamentale il supporto del DVD, dove gli esempi musicali sono realizzati con il contributo del celebre duo pianistico Bruno Canino e Antonio Ballista. 

Visto il successo della prima edizione, il testo è stato  rilanciato in nuova versione con testo anche in Tedesco (oltre che in Italiano, Inglese e Spagnolo). 

 

Qual’è la dote che un direttore deve avere, oltre all’ascolto, nei confronti di uno strumento che è ogni volta diverso come l’orchestra? 

“ Le orchestre sono strumenti viventi, diverse le une dalle altre. Ogni orchestra è un microcosmo che riflette al suo interno il tessuto sociale e le caratteristiche del contesto  nel quale si costituisce e opera. Ci possono essere orchestre disciplinate  altamente professionali ma gelide nel rapporto col direttore, e all’opposto indisciplinate ma molto calorose e umane e ciò traspare durante il concerto. Ci sono orchestre che hanno bisogno di essere dominate da un direttore-dittatore e altre che non lo potrebbero mai tollerare.

Fra le tante qualità che il direttore deve possedere  non ultima è la diplomazia e l’abilità nel trovare saggi compromessi, deve saper annusare  l’aria fin dalla primo approccio con l’orchestra. Inoltre  deve padroneggiare una tecnica chiara che lo agevoli nel rapporto con le diverse orchestre con le quali si troverà a lavorare.

A volte si verifica che un direttore abituato a lavorare sempre con la stessa orchestra sviluppi un linguaggio gestuale personale  che però non funziona quando si trova davanti ad un’orchestra diversa. A riprova penso al caso di Mravinsky che ha diretto per 50 anni unicamente la Filarmonica di Leningrado e si rifiutava di dirigerne altre. Aveva sviluppato una simbiosi totale con il proprio strumento e sapeva che con un’altra formazione questa fusione non si sarebbe mai potuta materializzare. 

 

In quest’opera affronta diverse epoche storiche. Come è mutata, o evoluta, nel tempo la tecnica della direzione d’orchestra parallelamente al repertorio?

“Lo sviluppo della tecnica direttoriale ha seguito un percorso avulso dal repertorio. Certamente non si può ipotizzare uno sviluppo parallelo.

Non dimentichiamo che fino a pochi decenni fa si continuava a professare,  l’inesistenza di una tecnica della direzione, e che ciò  ne faceva  la sola arte senza regole fissate. Tutto veniva  spiegato con la figura carismatica  del direttore. Il carisma operava il miracolo di rendere i musicisti un unico strumento assoggettato la volontà di un individuo.

La teorizzazione della tecnica direttoriale si concentrava nell’attività di pochi illuminati didatti quali Hans Swarowsky a Vienna e Ilya Musin a San Pietroburgo, anche se su percorsi diversi. L’opera di quest’ultimo era praticamente sconosciuta nel resto del mondo a causa della “cortina di ferro” che ha caratterizzato la politica di chiusura dell’Unione Sovietica all’Occidente per oltre 60 anni.” 

 

Lei è stato allievo e assistente di Ilya Musin. In che cosa consiste il suo metodo?

“Ilya Musin ha elaborato un sistema che consente al direttore – attraverso lo studio l’assimilazione e l’applicazione di principi tecnici da Musin  stesso osservati e codificati-  di esprimersi e comunicare la propria interpretazione. Molto sinteticamente il metodo  Musin è  uno strumento che dà ai direttori la possibilità di poter estrinsecare, rendere visibile il proprio pensiero interpretativo.

Spesso è stato paragonato al Sistema Stanislavsky per lo studio e sviluppo della tecnica di recitazione, ossia il lavoro che il giovane attore deve svolgere su se stesso. E se in fondo guardiamo attentamente ai  grandi direttori balza subito all’occhio la presenza in molti essi di una forte componente attorica” 

 

Come si svolgevano le lezioni nella classe di Musin?

Nel Kybalion c’è una frase che recita:” Allorché si ode il rumore dei passi del Maestro, si aprono le orecchie di coloro che sono pronti a riceverne l’insegnamento”.  Questo è esattamente lo stato d’animo che ci avvolgeva appena percepivamo la presenza di Musin in corridoio, le lezioni erano una gioia, una festa, si tornava a casa con l’animo grato per gli insegnamenti donatici. Durante la settimana si lavorava in classe con il duo pianistico e il sabato mattina con l’orchestra. Col tempo ho capito che in realtà è’ molto più difficile fare suonare bene ed esattamente insieme due pianisti che un’orchestra intera, perché l’orchestra quando avverte l’incapacità o inesperienza del direttore preferisce ignorarlo e va avanti da sola. Per questo motivo la tecnica si deve cominciare a studiare con due pianisti e poi si passa all’orchestra, ed è esattamente per queste ragioni che certi insegnanti che la ignorano preferiscono saggiamente evitare questo tipo di laboratorio. I pianisti hanno sempre lo sguardo puntato su di te e non ti perdonano nulla. Il rapporto con l’orchestra spesso è falsato degli orchestrali stessi.

 

Quanto può incidere la personale visione di un’opera musicale da parte di un direttore, attraverso una sua lettura, sull’interpretazione di una partitura?

“ Questo è l’aspetto più importante della direzione d’orchestra: lo studio e l’interpretazione dell’opera. Molte scuole cercano di omologare l’interpretazione della partitura. Ci  si imbatte spesso in dottrine che si allineano alla visione del caposcuola e cercano di perpetuarla negli adepti, questo secondo me è sbagliato, è la morte dell’evoluzione dell’interpretazione.

Ogni interpretazione deve essere autentica ed individuale,  ai miei allievi lascio piena libertà interpretativa ma cerco di guidarli  nel trovare la via più semplice ed efficace per trasmettere ai musicisti la loro visione del brano ” 

 

Crede che i conservatori italiani offrano dei buoni corsi di studio per la direzione? 

“Si per tutto ciò che concerne la preparazione di base dello studente. L’aspetto tecnico e comunicativo non viene approfondito come andrebbe fatto. Per essere esplicito: ho avuto allievi diplomati, ripeto, diplomati, ai quali non era mai stato spiegata la differenza fra schemi dello staccato e del legato, o come dare un attacco. Qualche tempo fa uno di questi ha tenuto una lezione alla Sorbona sul Metodo Musin….

Ma con questo non voglio accusare nessuno, o sollevare polemiche, è una materia sconosciuta nelle nostre istituzioni, ed in generale in occidente,  secondo me dovrebbe entrare ufficialmente a far parte del piano di studi . ” 

 

Quindi agli studenti che prospettive si aprono?

“Seguire dei corsi privati, se ne hanno voglia, ne esistono diversi. In  questi luoghi a volte si cerca di impadronirsi del profano per corsi biennali o triennali. Ma il quadro non differisce di molto”  

 

I suoi corsi invece quanto durano?

“Non incateno gli allievi a bienni o trienni, che del resto sarebbero farlocchi, poiché gli unici riconosciuti sono quelli dal ministero.  L’allievo è libero di decidere quando tagliare il cordone ombelicale. 

Ma li invito sempre a seguire i corsi di altri insegnanti,  in Italia ed all’estero , è importante per il completamento della loro  formazione.  Il contatto ed il confronto con altre realtà è fondamentale, vitale, arricchisce e  da questo possono nascere nuovi stimoli.” 

 

  

Questa è una cosa insolita, di solito un insegnante non gradisce i contatti con altre realtà…

“E’ normale che uno studente cerchi di ascoltare diverse campane, lo farà ugualmente e di nascosto, è da sciocchi irritarsi o cercare di impedirlo, del resto so che ritornano velocemente al nido” 

Quest’estate ho allievi impegnati sul podio della Fenice, del Regio di Torino, del Massimo di Palermo, della Filarmonica di Mosca  e della Sydney Opera House. Questi ragazzi hanno quella marcia in più, fondamentale oggi  per farsi notare, per far capire le loro idee, non stressare i musicisti, ed economizzare al massimo il tempo delle prove…. ed è esattamente per questi motivi che gli studenti provenienti dalla classe di Musin venivano subito ingaggiati nei teatri della ex-Unione Sovietica. Andare a studiare con Musin dava la certezza di una sistemazione lavorativa.

 

Quanto sono importanti lo studio del pianoforte e della composizione per chi desidera avvicinarsi a questa pratica?

“ Credo che siano preziosi ed insostituibili, in particolare la composizione, il pianoforte è indispensabile per l’avvicinamento diretto alla partitura. Oggi purtroppo il primo approccio al testo avviene attraverso l’ascolto delle registrazioni, ciò secondo me rappresenta una negatività. ” 

 

 Quanto è importante il gesto e quali sono le sue varianti?

 “Il direttore durante l’esecuzione comunica solamente con le braccia, attraverso queste può trasmettere tantissime informazioni: tempo, dinamica, espressione, fraseggi, periodi, momenti culminanti,  agogica, quindi le lascio immaginare quanto sia importante per un direttore saper padroneggiare questo mezzo nella maniera più appropriata al servizio delle sue idee musicali. Le varianti sono infinite e vanno intimamente legate alla visione del brano che ha l’interprete. L’importante è conoscere le regole di base, dalla trasgressione di queste nasce l’arte, cosa che in fondo si verifica per qualsiasi disciplina; dalla pittura alla scultura, dalla danza all’architettura. ” 

 

Introduzione alla tecnica della direzione d’orchestra secondo il sistema di Ilya Musin, Ennio Nicotra, libro con DVD (regia di Peppino Sciortino), testo in Italiano, Inglese, Tedesco, Spagnolo, Edizioni Curci, euro 25 

Leave a Reply

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Per ulteriori informazioni puoi consultare la nostra privacy e cookie policy maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi